Premessa
Ogni tanto mi ricordo che i sentimenti non scompaiono nel nulla e che, con la giusta persona, riescono ancora a far capolino facendomi ricordare ciò di cui ho bisogno per non accontentarmi della brutta copia di qualcosa che credevo ormai oltrepassato.
Lettura
Ti lascio scivolare via dalle dita come una canzone che dura poco più di un minuto.
Scorro le tue foto malinconiche mentre immagino di prenderti per mano come il personaggio di un pezzo di Guccini in cui non esiste lieto fine. Non hai mai avuto il gusto del presente e mi hai ricordato quanto, esso stesso, possa rivivere momenti di una spensieratezza che fu. Taccio per non smettere di essere me stesso; occupo il tempo masticando aria impura e rarefatta.
In fondo, anche se è vero che la vita è la prima causa di morte e che non provarci è il primo passo per essere certi di fallire, sto così bene a scrivere intimamente momenti che non accadranno mai. Non c’è delusione nell’idealizzazione. Non c’è neanche soddisfazione, è vero, ma ognuno evade come può dalla propria realtà: ogni tanto è terapeutico.
Pensare e ripensare, per oltre un mese, a un messaggio da inviare vuol dire non essere pronti a farlo o avere paura di rovinare qualcosa che era troppo bello perché durasse.
Sono diventato bravo a capire il momento in cui sta finendo l’ossigeno a quella candela sotto vetro. Quando succede mi sembra la giusta chiusura di un cerchio così piccolo che non basterebbe a costruire un anello per un bimbo; un po’ come quegli atleti che mettono la parola fine nel momento in cui capiscono che, una volta in cima, l’unica cosa che si possa fare è scendere.
E allora sì, raccolgo quei pensieri e li custodisco per crearne sempre di nuovi, in una storia dai mille capitoli e priva di conclusione. Una storia in cui saremo giovani per sempre e il miele sarà sempre la cosa più amara del mondo se confrontato alla gradavolezza del tuo sorriso.
E allora perché rischiare di rovinare tutto e replicare i no che sono riuscito a dimenticare, non senza affanni, a distanza di due lustri?
Forse va bene così. Forse è sempre andata bene così.
È bello non preoccuparsi della distanza e di un conto che ha ancora le ossa rotte: nei miei pensieri siamo sempre felici con poco e neanche sentiamo il bisogno di altro. Posso immaginarti in ogni posto, soprattutto in quelli in cui non sono mai stato, e in ogni momento dell’anno: sempre con un giubottino, una camicia e una t-shirt, anche in estate; anche con una temperatura percepita vicina a quella del nucleo terrestre e con un’ombra che non riesce a dare sollievo.
Ci sono dei momenti in cui viviamo di leggerezza e molti altri in cui facciamo i discorsi in cui cerco una profondità che forse neanche ho; tu sempre sulla stessa lunghezza d’onda: una compagna perfetta, che mai diventerà semplice compagnia.
Era da tempo che un pensiero non era così soleggiato e senza sfumature di blu.
Mi va bene anche viverti tra accordi brit e canzoni leggere purché non ci sia bisogno di radio, smartphone o altri apparecchi elettronici per ascoltarle insieme: sdraiati sul letto a guardare il bianco del basso soffitto, ingiallito dalla fioca luce di un abat jour, a proferir parole che non devono essere necessariamente di quel sentimento così strano e irrazionale. Non c’è bisogno di parlarne. Non c’è bisogno di pensarci. Non c’è bisogno di viverlo in due: basto io.
E non preoccuparti di sembrare meno di quella che sei perché, a pensarci, mi va bene conoscerti solo attraverso le mie elucubrazioni: lì non sarai mai contaminata da imperfezione. Lì non hai mai versato nessuna lacrima, se non di gioia, e la tristezza non è mai venuta a bussare alla tua porta.
A presto. Sempre nel piccolo regno senza spazio e tempo che ho costruito per noi.