Premessa
Ci sono notti in cui ci si rilassa chiudendo gli occhi e altre in cui non si può non tenerli aperti.
Lettura
Ho le palpebre stanche di quella fatica che annebbia i pensieri. Ho in testa quel fulgido pensiero di un amico che era troppo poco triste per poter scrivere qualcosa di interessante: concetto che ho sposato anch’io per troppo tempo. Ho un mese di sensazioni che mi hanno fatto sentire neonato e uomo allo stesso tempo: prima solo e soltanto ragazzo. Ho idee confuse e desideri da realizzare.
Ogni tanto sento le catene stringersi attorno a una caviglia, che ha già subito parecchi traumi nell’ultimo periodo, e un cappio che non si stringe per tenermi agonizzante il più possibile. Altre volte mi sento leggero e perfetto in un mondo naturalmente imperfetto. Mi sento ghiaccio e vento, mi sento roccia; mi sento lava incandescente e lapilli nel cielo, mi sento creta.
La mia pelle diventa ogni giorno più liscia, proprio quando il suo non esserlo ha smesso di essere un problema. Le labbra calde sulle ferite dove prima c’era sale. Il disagio si placa sotto un respiro che è finalmente a contatto con epidermide nuda, non più celata da cotone. La testa china si è rialzata, non per ostentazione, solo per gratitudine.
Non peso più la mia anima su una bilancia, nonostante il bilancio dell’ultimo anno mi abbia reso meno amico di un vecchio fardello, che ringiovanisce più facilmente di quanto io imbianchi. Sono fatto di adipe e altre cose, ma ho smesso di pensare alla prima. Lo specchio mente poche volte, ma ormai lo uso solo per controllare i punti neri e qualche brufolo nella barba.
Le anime sono fatte per incontrarsi quando non si ha voglia di farlo, sono i momenti giusti per evitare l’impoverimento e subire l’inevitabile arricchimento reso tale da un sapiente miscuglio di irrealtà e incredulità. Ballo con i piedi ben piantati a terra perché pecco in coordinazione e temo di poter danneggiare l’oggetto di un mio singolare feticismo. Passi lenti, ritmo compassato, corpi stretti. Un, due, tre e quatt; un, due, tre e quatt.
Sei la prima volta per la prima volta. Sei così prima da volerti anche ultima. Ero convinto di conoscere, mi hai convinto a imparare. Ti porgo le mie mani: ammanettale alle tue. Buttiamo via la chiave.
Danziamo…
Voliamo…